Martedì, 22 Agosto 2017

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I Phrouria di Serro Tavola

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I PHROURIA DI SERRO DI TAVOLA SUL VERSANTE TIRRENICO E QUELLI DI MONTE GROSSO E SAN SALVATORE NELLA BOVESIA

Calabria InferioreUno degli aspetti quanto mai singolari che subito è possibile cogliere esaminando la storia degli insediamenti di natura militare della chora reggina è sicuramente il suo elevato numero di fortificazioni erette a difesa e controllo di questo vasto e variegato territorio.

Infatti dallo studio storico – topografico sulle aree confinarie dell’antica chora di Rhegion emerge un dato interessante ed inequivocabile: l’elevato numero di fortificazioni a scopo militare presenti sia sul versante meridionale della chora che sul versante settentrionale fino a lambire i piani sommitali del massiccio aspromontano.

Serro di Tavola, Palazzo, S. Salvatore, Monte Grosso solo per citare i phrouria più rilevanti; tutti avamposti militari che presidiavano il territorio reggino in riva allo Stretto dal Metauros all’ Halex. Territori questi che più volte hanno visto cruente battaglie e poche pacifiche convivenze; luoghi che hanno indissolubilmente segnato la storia di numerose genti.

scavi

Serro di Tavola è il primo phrourion del quale ci occuperemo per la sua strategica posizione di controllo nel quadro del sistema viario del territorio della  polis reggina  compreso tra il Metauros a settentrione e l’ Halex a meridione. Si tratta dunque di un centro militare edificato dai reggini a 900 m. s.l.m. la cui costruzione risalirebbe al VI - primi decenni del V sec a. C. con più riusi nei periodi successivi. Esso si erge su uno sperone roccioso e abbraccia sotto il suo controllo il territorio dei Piani della Corona e le alture aspromontane.

Dal punto di vista dell’indagine archeologica esso presenta una planimetria a pianta quadrangolare le cui dimensioni sono circa 44 mt. x 49 mt. costituite da blocchi quasi regolari di arenaria. Il phrourion è stato indagato dalla dott.ssa Liliana Costamagna che ha ipotizzato due distinte fasi di utilizzo; la prima risalente al VI sec a. C., la seconda risalente ai primi decenni del V a.C. Le strutture risalenti alle prima fase presentano muri perimetrali con uno spessore di 1,80 cm costituiti da blocchi di pietra squadrati. Dalle strutture in esame sono anche emersi, nel corso degli scavi, reperti votivi, fenomeno assolutamente normale e ampiamente documentato dalle fonti storiche e storiografiche antiche in quanto era consuetudine dei greci porre sotto la protezione di una divinità i loro fortilizi in modo da esorcizzare la paura per gli attacchi dei nemici.

La seconda fase invece presenta una novità edilizia – costruttiva: il phrourion appare del tutto ristrutturato e le dimensioni dei muri perimetrali appaiono essere ridotte; infatti si passa dal 1,80 m. della prima fase al 1,20 m. Inoltre la planimetria della base presenta un ampliamento con strutture destinate al ricovero animale e a deposito merci. Tale fenomeno potrebbe sicuramente indicare, come già ha evidenziato lo storico Zappalà, la probabilità che i Reggini non avessero più la necessità di difendersi dagli attacchi nemici sul versante nord.

Il secondo phrourion preso da noi in esame è quello di Monte Grosso sul versante meridionale della chora reggina nel territorio dell’attuale Bovesia. Si tratta di un sito identificato dalla prof.ssa Foxhall sulla cima dell’omonimo monte a 1300 m. di altezza s.l.m. in posizione quasi frontale al phrourion di S. Salvatore. Relativamente a questo sito numerose sono le ombre circa la sua funzione e la sua appartenenza territoriale. Potrebbe trattarsi, alla luce di alcune considerazioni generali, sia una ridotta appartenente al territorio locrese a guardia dell’Amendolea, sia di un avamposto reggino contrapposto a quello locrese di S. Salvatore . Il problema attuale è quello di identificare la sede dell’Halex quale fiume di frontiera.

repertiDell’Halex ci danno notizia anche i rendiconti amministrativi del santuario di Zeus Olimpo a Locri. Essi registrano infatti le rendite delle donazioni di una serie di terre al di là dell’Halex. Si tratta di terre strappate da Dionisio I ai Reggini nel 386 a.C. e offerte ai suoi alleati locresi. Solo 35 anni dopo, Reggio e Locri saranno poste sullo stesso fronte di confine per liberarsi dal figlio di Dionisio I, Dionisio II e attaccare così le popolazioni Bruzie sempre più pressanti. Decidono perciò di stipulare un trattato che ponga fine ai continui dissidi; tale trattato sanciva anche la piena libertà di transito nel territorio fra gli uni e gli altri. Fu così che numerosi territori oltre la frontiera donate da Dionisio I rimasero di proprietà del santuario locrese di Zeus Olimpo pur trovandosi in territorio afferente alla chora reggina.

L’ultimo phrourion da noi esaminato è quello relativo al sito di S. Salvatore . Questo sito rappresenta un insediamento fortificato posto a circa 11 km dalla costa e a 1260 m. di altezza sull’omonimo monte di S. Salvatore sui Campi di Bova. La data relativa alla sua fondazione risalirebbe al 550 a.C. Le campagne di scavo hanno evidenziato, da subito, numerose strutture edilizie tra cui i muri portanti di una larga torre quadrangolare e numerose altre strutture posizionate su più livelli. L’area di dispersione del materiale ceramico si estende in direzione sud per una considerevole distanza. Fu probabilmente un incendio di dimensioni catastrofiche ha distruggere il forte di S. Salvatore intorno al 450 / 400 a.C. Si calcola infatti dall’analisi chimica effettuata su alcuni reperti che il fuoco dovette raggiungere una temperatura di circa 1000°.anfora

Questo sito ha restituito durante la campagna scavo del 2007, dodici punte di frecce, una grossa cuspide di lancia in ferro, una punta di giavellotto e un frammento di corazza loricata e sono anche emersi elementi che hanno indotto gli studiosi a pensare che tale fortilizio fosse stato dedicato alla dea Persefone.

Dal crollo di un probabile secondo piano ci è invece giunta una coppa tardo – arcaica che riporta il nome del proprietario: SIMON. Alla luce di questi ultimi dati, alcuni storici collocano S. Salvatore in area locrese poiché il nome Simon non pare essere attestato a Reggio né si ha notizia di phrouria nel reggino dedicati a Persefone: ciò è accaduto solo per l’area locrese.

Ma anche su S. Salvatore le ombre ancora sono notevoli. Ci auguriamo che con la ripresa di future campagne di indagine archeologica si possa fare piena luce sui problemi relativi alle aree confinarie poste tra due delle più belle e affascinanti poleis della Magna Graecia: Rhegion e Lokroi.

 

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Saverio Verduci

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